L’opera di Donizetti al Teatro Comunale di Fauglia

Spesso può capitare scoprire piccoli teatri nei paesi delle campagne toscane, poco o nulla conosciuti. Uno di questi piccoli gioielli si trova nel centro di Fauglia, suggestivo paese leggermente collinare in provincia di Pisa. L’occasione per questa nuova scoperta – almeno da parte nostra – la fornisce l’allestimento de L’elisir d’amore, altrettanto gioiello musicale la cui vicenda ben si integra con il complesso paesaggistico circostante.

L’unica recita (18 aprile), è il risultato del progetto internazionale “Opera Studio Fauglia 2026”, finalizzato alla formazione e produzione lirica dedicato a giovani cantanti. Dopo una preselezione, i risultati idonei hanno seguito una masterclass di perfezionamento vocale e interpretativo con il direttore d’orchestra, il regista e il tutor vocale per ciascuno ruolo. La fase finale si realizza con la messa in scena de L’elisir d’Amore, con orchestra, scene e costumi, inserita nella stagione ufficiale del Teatro di Fauglia. L’idea nasce dallo stesso direttore artistico, Gian Paolo Mazzoli.

La serata riscuote ampi consensi da parte del foltissimo pubblico presente, sia durante sia al termine dello spettacolo. È opportuno valutare quest’ultimo nell’ottica della situazione complessiva, inquadrandolo come un saggio di fine corso che conceda ai giovani protagonisti l’opportunità di esibirsi su un palcoscenico. Un’opportunità – se vogliamo – al quadrato, poiché si sceglie di interpretare lo stesso personaggio a due cantanti. È il caso di Adina: Adriana Sansonne (nel primo atto) e Anastasiia Kishchuck (atto secondo); lo stesso per Belcore: Daniel Brener (atto primo) e Giulio Foresto (atto secondo). Tra i giovani cantanti, l’unico professionista già in carriera, Paolo Ruggiero (Dulcamara). Certo, ciascuno dei partecipanti selezionati dal corso deve ancora affinare le proprie tecniche espressive prima di aspirare a teatri di livello superiore; pertanto ci limiteremo alla mera citazione degli altri interpreti in ex aequo. Oltre quelli citati, in scena Tian Xiaoshu (Nemorino) e Letizia Menchini (Giannetta).

La bacchetta di Gian Paolo Mazzoli conduce a dovere lo spettacolo controllando le dinamiche dell’Orchestra Amedeo Modigliani e del coro Società Corale Pisana, tenendo unite le due compagini con gli interventi dei soli. Maurizio Canovaro firma una regia semplice, simbolica, pertinente all’azione, cui si integrano le scene e i costumi a firma Donella Garfagnini. Si percepisce il buon lavoro di Canovaro effettuato sui cantanti dalla loro disinvoltura scenica.

Opera Studio Fauglia 2026”, oltre le finalità prettamente artistiche, raggiunge un altro non trascurabile risultato: riportare le persone a teatro strappandole – almeno per un sabato sera – all’asettica televisione. E, di questi tempi, non è poco.

Roberto Del Nista