Antonio Vivaldi, Gloria e Imeneo, Stefan Plewniak, Orchestre de l’Opéra Royal, Logan Lopez Gonzalez (Gloria), Nicolò Balducci (Imeneo); registrazione effettuata il 1 e il 2 luglio 2024 al castello di Versailles; t.t.:59’34”

Château de Versailles-Cycle Venise-Vivaldi, n. 5 CVS 155

Due i motivi di interesse di questa pubblicazione. Il primo è una nuova puntata del Ciclo dedicato a Vivaldi e Venezia dalla prestigiosa collana francese, Château de Versailles, che si configura come uno dei prodotti editoriali più raffinati della editoria discografica dei nostri giorni per l’interesse delle proposte, la cura della presentazione, dall’iconografia alle ampie e dotte note di copertina. Il secondo è la presentazione di un’opera di pregio del catalogo vivaldiano.

Serenata, scritta ed eseguita a Venezia nel 1725, Gloria e Imeneo fu commissionata Jacques-Vincent Languet, Comte de Gergy, ambasciatore a Venezia, per festeggiare le nozze di Luigi XV con Marie Leszcynska, commissione richiesta all’interno di un rapporto di collaborazione tra la sede diplomatica francese e il musicista veneziano, allora all’apice del successo.

La partitura c’è giunta senza Introduzione orchestrale, motivo per cui qui si ascolta prima della Serenata il Concerto n. 11 in Sol Maggiore RV 150, pezzo godibile e di brevissima durata che ben funge da introduzione, senza alterare le proporzioni. Chiude il cd la Cantata, “Che giova il sospirar, povero cor”, RV 679.

È musica godibilissima, nel pretto stile vivaldiano, riconoscibile fin dalle prime battute, animata da un soffio melodico, che non esclude la complessità dell’elaborazione polifonica. Si articola nell’alternanza Recitativo-Aria, interrotta da due Duetti (“Vedrò sempre la pace” e “In braccio dei contenti”, posto, a conclusione): un vero caleidoscopio di soluzioni sempre originali ed accattivanti. È una vocalità che richiede agli interpreti involo melodico, abilità nel differenziare gli affetti con gioco di colori e di piani sonori, chiamando in causa ora il canto spianato ora quello di coloratura. Quest’ultima, come avviene di prassi nelle opere di Vivaldi, è sempre animata da vivace tripudio virtuosistico di forte e piacevole impatto. Quella di Vivaldi è una coloratura immaginifica, che fa il paio con l’esuberanza timbrica della scuola pittorica veneziana, come se il musicista, muovendosi in ambienti saturi di dipinti ed affreschi squillanti nell’uso dei colori, fosse sollecitato a trasfonderli nella musica ed in particolare negli arditi passi di coloratura, con i quali offriva ai virtuosi la possibilità di dimostrare la loro bravura.

Capo dell’Orchestre de l’Opéra de Versailles, Stefan Plewiak conferma il rapporto privilegiato con questa musica dalla incisività ritmica, che imprime alle pagine, nell’ evocazione delle diverse atmosfere, all’abilità dell’accompagnamento del canto, al felice equilibrio tra voci e orchestra chiamate a concertare la partitura.

L’esecuzione si avvale di due controtenori. Giovanissimi ambedue dimostrano sul campo come si sia evoluta la tecnica degli odierni falsettisti, in grado di eseguire con competenza, stile, gusto una serenata vivaldiana rendendone lo spirito. Il primo, Logan Lopez Gonzalez è belga, con un ampio repertorio che dal Barocco si spinge alla produzione contemporanea. Nicolò Balducci, italiano, predilige per ora il repertorio antico, dal barocco del Nerone dell’Incoronazione di Poppea di Monteverdi al Classicismo del Cinna Lucio Silla di Mozart o del Gilberto di Giulietta e Romeo di Zingarelli. Fare graduatorie di merito è sempre spiacevole, pure non nascondo che, fermo restando l’ottima prestazione di ambedue gli artisti, trovo nella voce di Balducci una maggiore peculiarità timbrica e nel suo canto una particolare spigliatezza che rende sempre importanti gli interventi di Imeneo, con una modalità che rende giustizia all’esuberanza melodica di Vivaldi.

Incisione irreprensibile dal punto di vista tecnico.

Giancarlo Landini