Yannick Nézet-Séguin, Wiener Philharmoniker; registrazione effettuata al Musikverein di Vienna il 1° gennaio 2026

Sony Classical (cd e dvd)

A chi non ha perso l’abitudine di assistere al tradizionale concerto di Capodanno, che la Rai manda in onda in differita su Rai 2, non sarà sfuggita la volontà di un sempre più accentuato desiderio di rinnovamento, non solo con la scelta di direttori mai prima invitati a dirigerlo, ma anche con il desiderio, già evidente in quello dello scorso anno, con Riccardo Muti sul podio, di rinnovare il repertorio, senza tradirlo.

Non siamo di fronte ad uno zibaldone di brani celebri, assemblati solo perché celebri – è il limite clamoroso del Concerto di Capodanno della Fenice-ma ad un percorso che ci mette a contatto con un mondo musicale ben preciso. Definirlo la Vienna degli Strauss, Johan jr., in testa, è una etichetta di comodo. Così accanto al citato Johan jr., ai meno celebri Josef e Eduard, ascoltiamo Franz von Suppé (1819-1895), autore di opere una volta popolari, qui presente con l’Ouverture di Die schöne Galathée. Ma ecco pezzi di musicisti oggi ignoti al grande pubblico (italiano certamente). Carl Michael Ziehrer (1843-1922), figura di spicco nella Vienna imperiale a cavaliere tra Ottocento e Novecento, e fiero rivale degli Strauss, qui con il suo Donausagen Walzer, ampia pagina che descrive il corso del grande fiume; Joseph Lanner (1801-1843), che con il Malapou-Galoppe, ci riporta al primo Ottocento, all’epoca in cui la musica da ballo viennese veniva ad occupare posizioni sempre più importanti; Hans Christian Lumbye (1810-1874), lo Straus del Nord, danese di fama europea, giustamente presente con il Kopenhagerer Eisenbahn-Dampf Galopp. O Philip Fahrbach jr (1815-1885)., compositore e direttore di bande della seconda metà del XIX sec., con la Zirkus Polka Schnell. E ancora ecco due compositrici: Josephine Weinlich (1848-1887), fondatrice della Nuova Orchestra Femminile Viennese e poi della prima Orchestra Femminile Europea, qui con Sirenen Lieder Polka; Florence Price (1887-1953), statunitense, la prima donna afroamericana a vedere una sua composizione eseguita in orchestra, coraggiosa protagonista del mondo musicale nella prima metà del XX sec., di cui ascoltiamo il Raibow Waltz. E attorno una scelta mai banale dal catalogo dei padroni di casa. Johann jr. (1825-1899) apre con l’Ouverture di Indigo, la sua prima operetta, 1871, seguono una Fledermaus Quadrille, che riprende temi del suo capolavoro teatrale, Das Karneval in Paris, Galopp, una Diplomaten Polka, il famosissimo Walzer Rosen aus dem Süden, l’Egyptischer Marsch, il Friedenspalmen Walzer; Eduard (1835-1916) con Brausteufelchen Polka Schnell; Josef (1827-1870) con Fraunwürde Walzer.

Sono 19 brani che danno vita ad un concerto, intenso, impegnativo, mai banale, piacevole certo, ma utile anche nell’aiutarci ad esplorare un mondo musicale sterminato e ricco di sorprese.

Come sempre due bis: An der schönen blauen Donau e la Radetsky-Marsch, che Yannick Nèzet-Seguin dirige scendendo in platea e percorrendola, mentre incita il pubblico, tutto in piedi a partecipare con il tradizionale e ritmico battimano.

Cinquant’anni, con una splendida carriera internazionale, alle spalle, Yannick Nézet-Séguin è oggi una delle bacchette più affermate con un repertorio che comprende la produzione sinfonica e quella teatrale. Invitato dalle più grandi orchestre, è oggi alla testa della Metropolitan Opera di New York. Ha dimostrato anche in questo caso il suo duttile talento, le capacità tecniche, la conoscenza dello stile con una direzione sobriamente spumeggiante, sempre attenta, mai incline all’effetto, ma neppure seriosa. Ha avuto come gli altri suoi colleghi, ospiti in questa occasione, il sostegno dei Wiener che, orchestra tra le migliori del mondo intero, è in questo repertorio padrona assoluta. Si può dire, senza nulla togliere a chi la dirige che va da sola o, meglio, che sa scegliere le bacchette che possono vivere con lei l’esperienza di questo repertorio. Il suo senso del ritmo danzante dei valzer di Strauss e di quel mondo; il colore degli archi, che cantano con spontanea naturalezza, l’imponenza imperiale dell’ensemble; il gioco mobilissimo dei fiati, puntuali in ogni intervento, il caleidoscopio delle percussioni che si allargano anche a strumenti inusitati. I Wiener, insomma, e la cornice dorata del Musikverein. Nel concerto c’è tempo per gli auguri a tutto il mondo e l’auspicio di una pace che stenta a venire e che è sempre più insidiata da spietati dittatori.

Registrazione perfetta. Un cd o un dvd da collezionare anno dopo anno.

Giancarlo Landini