Al Museo del Tessuto di Prato, dal 22 maggio al 21 novembre

di Roberto Del Nista

Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba. È il titolo della mostra allestita nel Museo del Tessuto di Prato, frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca compiuto dal Museo sul ritrovamento di alcuni costumi di scena e gioielli usati per la prima assoluta di Turandot, provenienti dal guardaroba privato del soprano pratese Iva Pacetti.

L’esposizione inedita multidisciplinare e di ampio respiro, è nata grazie alla collaborazione di enti e istituzioni pubblici e privati italiani che, a vario titolo, hanno contribuito al progetto: ricostruire le vicende per le quali Puccini scelse Galileo Chini (1873 – 1956) per la realizzazione delle scenografie per Turandot, la cui prima assoluta avvenne postuma al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, sotto la direzione di Arturo Toscanini.

All’organizzazione della mostra ha contribuito il Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino, nel cui Museo di Antropologia e Etnologia è conservata una collezione di oltre 600 cimeli orientali, riportati da Galileo Chini al rientro dal suo viaggio in Siam nel 1913 e da lui personalmente donati al Museo fiorentino nel 1950.

Il cammino per la realizzazione dell’esposizione iniziò nel 2018, quando al Museo fu proposto l’acquisto di un baule contenente vario materiale proveniente dal guardaroba del soprano pratese Iva Pacetti. Gli studi condotti dalla conservatrice del Museo, Daniela Degl’Innocenti, hanno riconosciuto due costumi e due gioielli di scena disegnati e realizzati dal costumista del Teatro alla Scala Luigi Sapelli, (in arte Caramba), destinati alla prima assoluta dell’opera e indossati da Rosa Raisa, la prima interprete di Turandot.

Costumi e gioielli hanno fornito alla mostra lo spunto per ripercorrere la genesi complessiva dell’opera pucciniana dal punto di vista visivo, a testimonianza del sodalizio tra Puccini e Chini, voluto dal maestro per la realizzazione delle scenografie. Puccini affidò l’atmosfera di Turandot ad un artista che conoscesse davvero l’Oriente: Chini aveva vissuto e lavorato in Siam (attuale Thailandia) per tre anni (1911-1913), intento a decorare il Palazzo del Trono del Re Rama VI; pertanto, era il più adatto a costruire l’immagine scenica dell’opera.

Dall’Oriente, Chini tornò affascinato e con centinaia di manufatti artistici di stile e produzione cinese, giapponese e siamese, che influenzarono la sua produzione artistica anche dopo la permanenza in Siam.

Durante il percorso espositivo, suddiviso in varie sale, è possibile ammirare centoventi oggetti della collezione Chini; tessuti, costumi, maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese suddivisi per ambiti tipologici. Un’altra sezione è dedicata alle scenografie per Turandot e all’evoluzione creativa e stilistica di Chini derivata dall’esperienza in Siam.

Oltre i costumi per la prima dell’opera, sono esposti anche trenta costumi provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, indossati dagli altri personaggi: Altoum, Calaf, Ping, Pong, Pang, il Mandarino, i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, il Popolo. Si tratta dei costumi originali realizzati per la stessa edizione dell’opera.

In mostra anche alcuni bozzetti originali e pouchoir dei costumi dell’opera firmati da Filippo Brunelleschi, inizialmente indicato da Puccini per disegnare il manifesto della prima e la riduzione per canto e piano, illustrati con l’immagine di Turandot realizzata da Leopoldo Metlicovitz.

A Iva Pacetti (1899 – 1981), è riservata una sezione espositiva multimediale conclusiva del percorso; Pacetti debuttò nel 1920 in Aida al Teatro Metastasio di Prato. La mostra e il relativo catalogo sono dedicati a Guido Biancalani.

L’intera esposizione è realizzata con i contributi a vario titolo di Archivio Storico Ricordi, Museo Teatrale alla Scala e Archivio Storico Documentale Teatro alla Scala, le Gallerie degli Uffizi e d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, Sartoria Devalle di Torino, Archivio Corbella di Milano, la Società Belle Arti di Viareggio oltre numerosi prestatori privati.

L’iniziativa si avvale del sostegno del Socio Fondatore Comune di Prato, Estra spa, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Saperi Srl, Regione Toscana, Intesa Sanpaolo, Museo del Tessuto Supporter Club, B&B Hotels, Life Beyond Tourism, oltre al patrocinio della Fondazione Italia Cina e Fondazione Romualdo Del Bianco.

Il ‘Passaporto Turandot’ è un’iniziativa sinergica ideata dal Museo del Tessuto, con l’intento e l’interesse comune di promuovere la ripresa della cultura e del turismo di prossimità, riunendo in un percorso logico la possibilità di visitare i luoghi più suggestivi della Toscana legati a vario titolo a Giacomo Puccini e Galileo Chini. Il ‘Passaporto Turandot’, consente ai visitatori di ottenere particolari agevolazioni.

In una guida cartacea, sono presentati il Puccini Museum di Lucca, la Villa Museo di Torre del Lago, il MO.C.A. – Montecatini Terme Contemporary Art, con le vetrate, la decorazione delle volte e dei velari eseguite da Galileo Chini e Il Chini Museo di Borgo San Lorenzo, con le ceramiche realizzate da Chini.

Altre agevolazioni consentite dal ‘Passaporto Chini’, riguardano le collaborazioni più specifiche: con il Comune di Montecatini, allo scopo di realizzare itinerari turistici più ampi, ancora sulle tracce di Galileo Chini, coinvolgenti il complesso termale Tettuccio e Tamerici, il Grand Hotel La Pace. Un’altra agevolazione è con la Fondazione Festival Pucciniano: per i possessori del biglietto della mostra, è prevista una speciale riduzione del 10% in II, III e IV settore, mentre gli spettatori del Festival potranno visitare la mostra al prezzo del biglietto ridotto.

Info

TURANDOT E L’ORIENTE FANTASTICO DI PUCCINI, CHINI E CARAMBA

Museo del Tessuto, 22 maggio – 21 novembre 2021

Via Puccetti 3 – Prato

www.museodeltessuto.it/mostra-turandot/

Ingresso: intero 10 €, ridotto 8 €

Catalogo Silvana Editoriale, edito in italiano e inglese (240 pagine, 160 illustrazioni)