Un incontro alla Scala per ricordare Herbert von Karajan a trent’anni dalla scomparsa

Venerdì 4 ottobre nel Ridotto dei Palchi Riccardo Chailly, Alberto Fassone, Giacomo Fornari, Angelo Foletto e Maurizio Giani hanno discusso dell’eredità del grande direttore coordinati da Franco Pulcini

A trent’anni dalla scomparsa di Herbert von Karajan (Salisburgo, 5 aprile 1908 – Anif, 16 luglio 1989) il Teatro alla Scala ha ricordato il grande direttore con il convegno “Herbert von Karajan – L’aura del direttore” che si è tenuto nel Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” venerdì 4 ottobre dalle 15 alle 18 con la partecipazione del M° Riccardo Chailly, di Alberto Fassone, Giacomo Fornari, Angelo Foletto e Maurizio Giani coordinati da Franco Pulcini.

Herbert von Karajan è stato una presenza costante al Teatro alla Scala tra il 1940 e il 1971 con 15 titoli operistici, 18 concerti sinfonici con l’Orchestra della Scala, la Philharmonia di Londra, i Berliner Philharmoniker e memorabili esecuzioni sinfonico-corali: la Missa solemnis di Beethoven, la Messa in si minore di Bach, i Trionfi di Orff, il Requiem di Verdi. Nelle Conversazioni con Richard Osborne Karajan racconta che “Quando Toscanini portò Lucia di Lammermoor a Vienna con la compagnia della Scala fu una rivelazione. Mi resi conto che non esiste musica volgare a meno che l’esecuzione la renda tale. […] Il mio tirocinio per il Falstaff lo feci con Toscanini. Non c’era prova a Vienna o a Salisburgo alla quale non fossi presente”. Il debutto operistico alla Scala avviene nel 1948 con Le nozze di Figaro, in scena Elizabeth Schwarzkopf (protagonista di numerosi titoli diretti da Karajan al Piermarini), Irmgard Seefried, Sena Jurinac. Seguono (con il direttore anche in veste di regista) Tannhäuser, Don Giovanni, Fidelio con Martha Mödl, Der Rosenkavalier, Lohengrin, nel 1954 Lucia di Lammermoor con Maria Callas, quindi Carmen con Giulietta Simionato, Die Zauberflöte, Salome, Falstaff con Tito Gobbi, Die Walküre con Leonie Rysanek. Per il Tristan und Isolde del 1959 con Windgassen e Nilsson Karajan lascia la regia a Wolf-Dieter Ludwig; Paul Hager sarà regista del nuovo Fidelio del 1960 ma soprattutto Franco Zeffirelli firmerà la celebre Bohème del 1963 con Mirella Freni e Gianni Raimondi. Dello stesso anno è il Requiem verdiano con Leontyne Price, Fiorenza Cossotto, Carlo Bergonzi e Nicolai Ghiaurov. Zeffirelli firma anche la contestata Traviata del 1964 con Mirella Freni, una ripresa de La bohème e Cavalleria rusticana con la regia di Strehler e Cossotto e Cecchele protagonisti, in dittico con il balletto Francesca da Rimini di Čajkovskij con Carla Fracci e sul podio Armando Gatto.

La raccolta di saggi “L’arte di Karajan – Un percorso nella storia dell’interpretazione” a cura di Alberto Fassone (Libreria Musicale Italiana, Lucca, 2019) è il primo volume di una nuova collana curata dal Conservatorio di Bolzano. L’idea che ha ispirato gli autori è quella di analizzare il fenomeno “Karajan” a partire dalla sua arte interpretativa, ricostruita sulla scorta delle innumerevoli registrazioni in studio (audio e video) lasciateci dal direttore (più di 1500); l’ausilio offerto per l’analisi empirica da mezzi tecnologici modernissimi come il Sonic Visualizer offre agli studiosi la possibilità di basare la loro interpretazione e valutazione estetica su un fondamento oggettivo. L’assenza o perlomeno la marginalizzazione della valutazione artistica del lascito di Karajan è un fenomeno su cui occorre interrogarsi seriamente. Il connubio di arte e tecnologia, di musica e mercato, la costruzione di un’immagine autocratica non necessariamente simpatica da parte di un artista il cui potere, a partire dagli anni Sessanta, fu tale da guadagnargli l’epiteto di “Generalmusikdirektor d’Europa”, spiegano come proprio il punto di partenza di Karajan, la musica e la sua interpretazione e diffusione tramite il disco, abbia finito negli anni Settanta e Ottanta per essere travolto dal fenomeno “Karajan” nel suo complesso. Sarebbe però del tutto errato e fuorviante opporre, nella considerazione della complessa personalità artistica di Karajan, la dimensione tecnologica a quella artistica, proprio perché, nella visione del direttore austriaco, questa diade è in realtà un’unità inscindibile.

Venerdì 4 ottobre 2019, ore 15-18

Teatro alla Scala, Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”

Herbert von Karajan e l’aura del direttore

Nel trentennale della scomparsa

Convegno in occasione dell’uscita del volume

L’arte di Karajan, un percorso nella storia dell’interpretazione, Libreria Musicale Italiana, 2019

Intervengono:

Riccardo Chailly: Ricordo di Karajan

Alberto Fassone: Nuove ricerche su Karajan, direttore dell’età dei media

Giacomo Fornari: L’arte di Karajan, la via tedesca all’oggettività: il caso Mozart

Angelo Foletto: Karajan, la Scala e l’opera italiana

Maurizio Giani: Karajan e Beethoven

Moderatore: Franco Pulcini

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili